La solidarietà del gruppo “A Mani Aperte”

Il Gruppo “A Mani Aperte” è nato nell’agosto del 2011 da un’idea dello psicologo Gabriele Abbruzzese con la collaborazione della sociologa Valeria Andreose , responsabile della sezione distaccata Calvi-Otricoli dell’UNITRE di Amelia, e di altre  persone animate da spirito di solidarietà.
Il sodalizio si proponeva di “mitigare la tristezza che deriva dall’isolamento, a tutte quelle persone di qualsiasi età che, per ragioni di malattia o altro, non uscivano più dalla loro casa” e che sono state definite “nuovi amici”. Uno scopo  molto semplice, ma piuttosto delicato, da realizzare attraverso visite a domicilio da effettuare solo su richiesta dell’interessato o della sua famiglia: dopo avere ricevuto la richiesta direttamente o indirettamente, due persone per volta facevano visita a questi “nuovi amici” presso la loro abitazione.
Dopo un inizio lento e difficile, dovuto principalmente alla paura e diffidenza dell’altro, sono cominciate le richieste di visite. Nel giro di poco tempo, grazie al passaparola, si è riscontrato un crescente interesse per le nostre visite da parte di “nuovi amici”. Nel corso dei 3 anni e mezzo di attività le visite sono state complessivamente 407 per 28 amici e i loro familiari, con una media di 10 visite al mese, come meglio descritto nella tabella allegata.
La numerosità degli amici e la regolarità degli incontri hanno richiesto l’attività di sempre più volontari e il gruppo “A Mani Aperte” attualmente conta  dodici  volontari, cinque donne e sette uomini, che a rotazione offrono la loro disponibilità a questa iniziativa. I nostri volontari sono mamme, mogli, nonni e mariti che sottraggono tempo ed energia alle proprie famiglie per dedicarsi al prossimo più bisognoso di attenzioni e di ascolto.

Abbiamo fatto della riservatezza e dell’ascolto attivo il nostro metodo di intervento e la nostra caratteristica distintiva. Questo modo di porci, discreto e non invasivo, ci ha permesso di consolidare la fiducia da parte dei  nostri cari amici in modo crescente e viene costantemente ribadito e aggiornato per  permettere a chiunque entri a far parte del gruppo  “A Mani Aperte” di avere delle linee guida adeguate  sul comportamento da seguire. Data la delicatezza delle situazioni con cui viene a contatto, il gruppo di volontari si riunisce ogni mese in una riunione generale, durante la quale si scambiano informazioni e opinioni e si esaminano le problematiche emerse, decidendo anche eventuali cambiamenti di atteggiamento nei confronti di persone con situazioni più gravi e quindi più bisognose.

Durante le visite abbiamo semplicemente fatto tesoro del desiderio di raccontare che queste persone nascondevano dentro di loro, lasciate in solitudine spesso senza avere qualcuno a cui raccontare o con cui condividere emozioni ed avvenimenti del passato e del presente. Seguendo le tracce della loro giovinezza abbiamo sollecitato, ascoltato con attenzione e partecipato alle loro storie personali e a quelle del loro paese. Da parte nostra abbiamo raccolto immagini, filmati, musiche, canzoni e articoli di giornali della loro epoca in modo da aiutarli a ricordare con maggiore partecipazione  ed emozione ciò che avrebbero voluto dirci.
Abbiamo rievocato insieme i passaggi salienti della loro esistenza e, con passione e partecipazione, ci  hanno mostrato le foto di famiglia e raccontato del loro lavoro. La  buona empatia che a mano a mano si è creata, assieme all’atteggiamento non giudicante, ci ha permesso di  condividere emozioni legate anche ad avvenimenti infelici, tristi e dolorosi. In qualche occasione abbiamo accompagnato la ricostruzione di ruoli e rapporti che si credevano persi (madre, zia, nonna, nonno, sorella, amica, ecc.) aiutando a ricomporre il dialogo tra i nostri amici e i vari soggetti interessati che si era sopito o interrotto a causa di malintesi o di scarsa attenzione al linguaggio comunicativo, troppo spesso disinvolto.
Sempre con la dovuta riservatezza, siamo riusciti a condividere e quindi a ridurre le ansie e le preoccupazioni dovute all’isolamento subito o voluto. Ci siamo a volte  imbattuti in situazioni in cui c’era un surplus di bisogno di ascolto perché anche i famigliari condividevano lo stesso isolamento dell’amico che andavamo a trovare. Anche a loro abbiamo dato una parte del nostro ascolto e abbiamo condiviso le difficoltà in cui versavano.
E’ con soddisfazione che desideriamo condividere questa nostra esperienza di volontariato attraverso la rivista online “Accademia di Umanità”, sia per portare una testimonianza di solidarietà all’interno della comunità dell’UNITRE, che per ribadire che la cosa che ci ha colpito particolarmente è che coloro che partecipano al gruppo di volontari sono persone che forse aspettavano proprio quest’occasione per fare del bene.

Per il gruppo “A Mani aperte”
Gabriele Abbruzzese

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